Interno
Gli stucchi accompagnano gli affreschi dei Pozzi e della bottega di Procaccini, creando cornici mistilinee circondate da festoni floreali, cartigli, erme e putti. Il loro linguaggio è prettamente manierista e si confronta bene con altri lavori di Fontana, come gli ornati realizzati nel santuario di Tirano, nella collegiata di Balerna, nella cappella del Rosario in San Vittore a Varese o nella cappella della Madonna del Santuario di Morbio Inferiore (in particolare si vedano le stesse teste leonine (Fig. 1, 2, 3) 1.
Nelle volte delle cappelle laterali le simmetrie ritmano le superfici dell’architettura. Gli aggetti sono contenuti, ma il repertorio è ricco di elementi. Ai complessi sviluppi dei cartigli si agganciano infatti mascheroni, nastri, serafini e ancora ghirlande di frutti e fiori (Fig. 4, 5, 6, 7, 8, 9, 10, 11).
La volta della cappella maggiore ospita le scene della Passione di Cristo, riquadrate da angeli e grandi ghirlande dorate di frutti e foglie che si agganciano a serafini (Fig. 12). Volumi e aggetti sono qui più pronunciati rispetto a quelli delle altre cappelle, aumentando il ventaglio espressivo del modellato. Qui gli stuccatori hanno cercato di ottenere per le loro creazioni un ruolo più importante, e una certa indipendenza dalle parti dipinte (Fig. 13, 14, 15, 16).
Questo tentativo, ancora acerbo, si sviluppa più pienamente nella volta della cappella della Madonna del santuario di Morbio Inferiore, dove Fontana riesce ad affrancarsi dalle rigidità che qui a Riva San Vitale vincolano ancora saldamente la decorazione a stucco all’architettura. Le volute, i cartigli e i putti, a Morbio hanno infatti una maggiore presenza fisica che li rende più liberi dal supporto architettonico, segnando un passo avanti nella ricerca di un nuovo linguaggio decorativo.
Questi cambiamenti stilistici intercorsi negli anni tra un cantiere e l’altro sono stati accompagnati anche da variazioni nella tecnica esecutiva. Si pensi, per esempio, alla preparazione delle materie prime e alle malte che, per via di sperimentazioni, devono diventare sempre più malleabili e adatte a costruire forme più pronunciate e indipendenti dalla superficie dell’apparato murario e devono essere sostenute da armature sempre più solide. È uno sforzo tecnico e progettuale che nei decenni tra Cinque e Seicento diventa evidente in alcune rare personalità di stuccatori, che cercano di emanciparsi da una tradizione consolidata del saper fare, ottenendo incarichi di primo piano e una propria autonomia nel variegato mondo delle arti.