Descrizione Tecnica
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SANTUARIO DELLA MADONNA D’ONGERO

Santuario della Madonna d’Ongero
Via Madonna d’Ongero 1
6914 Carona - Lugano

Il santuario sorge nella solitudine del bosco a breve distanza da Carona. Venne eretto dal 1624 al 1646 sul luogo di un’antica cappella votiva che custodiva un affresco, datato 1515, con la Madonna di Loreto, ancora presente sull’altare maggiore (Fig. 1, 2).
La chiesa è a croce latina con una navata unica . Due cappelle laterali costituiscono i bracci del transetto al cui incrocio si innalza la cupola (Fig. 3). La decorazione interna è stata eseguita tra Sei e Settecento da importanti artisti originari di Carona, tra cui Alessandro Casella (1596-1656). A lui e alla sua bottega si devono la maggior parte degli stucchi realizzati a partire dal 1646. Sono suoi gli apparati dell’area presbiteriale, parte della controfacciata e almeno tre dei quattro angeli dei pilastri angolari all’incrocio del transetto (Fig. 4).
In quegli stessi anni Giacomo (1620-1667) e Andrea Casella (1619-ante 1672) affrescano l’Annunciazione, la Nascita e la Gloria della Vergine nella volta del coro, mentre nei decenni seguenti sono realizzate le decorazioni delle cappelle laterali (Fig. 5, 6). Le pale sono di Andrea (Visione di Sant’Antonio Patavino in presenza di San Carlo Borromeo, nella cappella di Sant’Antonio, datata 1659) e Giacomo Casella (Madonna di Loreto in gloria con San Giuseppe, Sant’Orsola e il committente, nella cappella di San Giuseppe) mentre le decorazioni in stucco sono di autore ignoto. Gli ultimi interventi sono quelli di Giuseppe Antonio Petrini (1677-1759) che, nella metà del Settecento, affresca le pareti della navata.
La decorazione a stucco è stata restaurata (con interventi di pulitura, consolidamento e di reintegrazione) da Carolyn Hollinger e Maria José Castané (2001-2002).

Opera
Stuccatore
Data

Interno

Casella Alessandro e bottega

La maggior parte degli stucchi, a partire da quelli del presbiterio, sono riconducibili alla mano di Alessandro Casella o alla sua bottega. Secondo uno schema iconografico più volte sfruttato dal maestro e diffuso tra gli stuccatori ticinesi, sul cornicione sopra l’altare maggiore sono sedute le figure monumentali di profeti, in questo caso Mosè e Davide (in una targa ai piedi di quest’ultimo sono presenti la firma di Casella e la data 16461) (Fig. 7, 8, 9). Al di sotto, sul frontone, le personalizzazioni della Fede e della Speranza sono poste accanto a Dio Padre (Fig. 10), mentre sulle pareti laterali si stagliano a figura intera due padri della Chiesa, San Gerolamo e Sant’Agostino, completando un disegno ideale che comprende Vecchio e Nuovo Testamento (Fig. 11). Entrambi sono eretti su mensole sorrette da cariatidi con coda di anguilla ed estremità piumate.
La regia maestrale di Casella si può apprezzare soprattutto nelle figure maggiori, come negli Angeli della navata centrale: la loro posa elegante è studiata sulla base del punto di vista dell’osservatore, dal basso verso l’alto (Fig. 12, 13).
In controfacciata, sull’ampia trabeazione che corre lungo il perimetro interno, è posto un grande cartiglio sorretto da una coppia di angeli in cui, oltre alla dedica dell’edificio alla Vergine, appare la data 1648 (Fig. 14). Nella lunetta superiore, la finestra è incorniciata da volute, girali vegetali, festoni, angeli e cherubini, questi ultimi non di altissima qualità e riferibili alla bottega di Alessandro Casella così come la cornice del dipinto murale con l’Immacolata (Fig. 15). Appartengono invece al maestro principale il San Giorgio e il Sant’Andrea posti ai lati della porta, su mensole sorrette da telamoni che hanno, come le cariatidi del presbiterio, code di anguilla con estremità piumate (Fig. 16).
Più tardi rispetto agli interventi di Casella e della bottega sono invece i tre angioletti reggi scudo, così come le coppie di angeli del cornicione della navata e gli stucchi delle due cappelle del transetto (Fig. 17).

Fig. 1
Fig. 2
Fig. 3
Fig. 4
Fig. 5
Fig. 6
Fig. 7
Fig. 8
Fig. 9
Fig. 10
Fig. 11
Fig. 12
Fig. 13
Fig. 14
Fig. 15
Fig. 16
Fig. 17

Cupola del tiburio

Sconosciuto
fine '800 - inizio '900

Le decorazioni a girali dell’intradosso della cupola del tiburio sono state realizzate da maestranze poco raffinate tra la fine dell’Otto e l’inizio del Novecento, e sono minate da numerosi e gravi problemi conservativi dovuti alla tecnica esecutiva e ai materiali utilizzati (Fig. 18, 19, 20, 21).

Fig. 18
Fig. 19
Fig. 20
Fig. 21